Copertina di Fate largo ai piccoletti!

Fate largo ai piccoletti!

Autore e illustratore: Vera Brosgol

Editore: Terre di Mezzo

Età: 4-5 anni

Tags: Racconti, Animali, Emozioni

Formato: Illustrato

Una manciata di buffe creaturine, una torre di mirtilli e una storia che ribalta le aspettative. In "Fate largo ai Piccoletti!", Vera Brosgol gioca con il rapporto tra grandi e piccoli per raccontare i rischi della prepotenza e il valore della solidarietà. Un albo in cui testo e immagini dialogano con ironia, lasciando emergere un messaggio che va oltre il semplice «l'unione fa la forza». Uscito negli Stati Uniti nel 2019 come «The Little Guys», arriva in Italia grazie a Terre di Mezzo, con la traduzione di Sara Ragusa.

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La nostra recensione

Sono piccoli, ma sono tanti e, insieme, sono fortissimi. Possono prendere tutto ciò di cui hanno bisogno. Ma cosa succede se cominciano a prendere anche più del necessario? Fate largo ai Piccoletti!, scritto e illustrato da Vera Brosgol, è un libro che conquista con i suoi buffi protagonisti e racconta una storia divertente e movimentata, capace di parlare ai bambini di condivisione, responsabilità e rispetto reciproco.

Doppia pagina con un bosco di alberi attorno a un laghetto, dove passano un orso, una volpe e alcune anatre: i Piccoletti sono soltanto una manciata di puntini sull'isolotto in mezzo all'acqua.
«Ecco a voi i più forti della foresta.» Dove? «Qui sotto. Sull'isola.»

I Piccoletti si presentano come i più forti di tutto il bosco, ma nella prima tavola sono soltanto una manciata di puntini su un isolotto in mezzo a un laghetto. Da soli non arrivano da nessuna parte, ma insieme sì: attraversano acque profonde e foreste scure, sollevano oggetti molto più pesanti di loro e si arrampicano sugli alberi più alti. Così riescono a raccogliere tutto il cibo di cui hanno bisogno. Ben presto, però, diventano prepotenti: cominciano a sottrarre il cibo agli altri animali del bosco e ad accatastarlo sulla loro isola, costruendo una torre sempre più alta. Manca soltanto un frutto, l'ultimo, che un uccellino rosso è riuscito a tenere per sé. Ed è proprio quello a far crollare tutto: la torre ondeggia, i Piccoletti finiscono in acqua e a tirarli fuori sono gli stessi animali che avevano derubato. Alla fine restituiscono il frutto all'uccellino e capiscono di avere già tutto ciò che serve. Perché l'unione fa sì la forza, ma bisogna anche saperla usare bene.

Il libro invita a riflettere sulla differenza tra collaborare e approfittarsi della propria forza. I Piccoletti parlano in prima persona plurale, come se fossero un'unica entità: il loro «noi» è il segno della coesione del gruppo, ma diventa progressivamente anche lo strumento con cui giustificano ogni loro azione. Fare squadra è una risorsa preziosa, ma non basta essere uniti per agire nel modo giusto: anche un gruppo affiatato può diventare egoista e arrogante. La storia mette così in discussione un'idea spesso presente nei racconti per l'infanzia, quella secondo cui l'unione fa sempre la forza e la forza è necessariamente qualcosa di positivo. Qui, invece, i Piccoletti passano dall'essere intraprendenti a diventare prepotenti, perché confondono la capacità di ottenere qualcosa con il diritto di prendersela. A farli rinsavire è la goccia che fa traboccare il vaso, o meglio, il mirtillo che fa crollare la torre. Ma è soprattutto la generosità degli animali che hanno derubato a far comprendere loro il valore della solidarietà. Ed è qui che capiamo la differenza tra un gruppo e una comunità, fondata sulla condivisione e sulla gentilezza.

Doppia pagina con un enorme tronco sollevato da file di Piccoletti uno sopra l'altro, mentre due tamia saltano via spaventati lasciando cadere ghiande e mirtilli.
«Solleviamo oggetti molto più pesanti di noi.» Impressionante, ma così facendo cacciano dalla tana due poveri tamia.

Molto interessante è l'accostamento tra il testo, ovvero ciò che i Piccoletti raccontano, e le illustrazioni. Le formule verbali si ripetono e mantengono un tono apparentemente innocente, mentre sono soprattutto le immagini a mostrarci ciò che accade davvero. La prepotenza emerge dalle espressioni degli altri animali e dalle loro reazioni, che noi lettori possiamo cogliere, ma che i Piccoletti, troppo concentrati su se stessi, sembrano ignorare. All'inizio proclamano «siamo piccoli, ma siamo tanti»; alla fine, la stessa frase si capovolge in «siamo tanti, ma siamo piccoli». Per arrivare a questa presa di coscienza, la storia segue un crescendo, dato sia dalle illustrazioni, con le espressioni degli animali sempre più sorprese e spaventate, sia dalla dimensione dei caratteri tipografici. La spavalderia dei Piccoletti si riflette infatti nella grandezza del font, che sembra dare corpo al volume e al tono della loro voce.

Doppia pagina con un orso grande che tiene un salmone accanto a un cucciolo; nella pagina di destra i Piccoletti lo fanno cadere nel lago.
«Non si scherza con i Piccoletti!» Più cresce la spavalderia, più cresce la dimensione del testo.

L'idea comunemente diffusa che siano i grandi ad avere la meglio sui piccoli viene ribaltata due volte: prima sono i piccoli che, facendo fronte comune, riescono a prevalere sui grandi; poi sono proprio i grandi ad aiutare i piccoli. Gli uni e gli altri vengono così messi sullo stesso piano, in una narrazione che riesce a trasmettere efficacemente il valore dell'uguaglianza e dell'aiuto reciproco. Il perdono degli animali del bosco, inoltre, non viene né chiesto né spiegato: nasce spontaneamente, da una generosità priva di secondi fini e non legata ad alcuno scambio. È proprio questo gesto disinteressato a creare le condizioni perché nei Piccoletti possa maturare un cambiamento autentico.

Anche dal punto di vista visivo, è efficace il contrasto tra personaggi buffi e situazioni tutt'altro che innocenti. I Piccoletti sono creature dall'aspetto essenziale e immediatamente riconoscibile: corpicini chiari, braccia e gambe sottili, cappelli che ricordano ghiande e nasi arancioni. Sembrano quasi innocui e proprio questa apparenza tenera rende ancora più divertenti le loro manie di grandezza. Intorno a loro, il bosco è popolato da animali di ogni taglia, caratterizzati da espressioni eloquenti che comunicano sorpresa, irritazione e preoccupazione. Vera Brosgol proviene dal mondo del cinema d'animazione e questo si vede soprattutto nel movimento che riesce a imprimere alle sue tavole. Le scene sono dinamiche e restituiscono bene il ritmo incalzante della storia, con doppie pagine ampie, sequenze suddivise in vignette che ricordano uno storyboard e una tavola da leggere in verticale per apprezzare tutta l'altezza della torre costruita dai Piccoletti. Anche la tecnica contribuisce alla simpatia delle immagini: Brosgol disegna a pennino e inchiostro acrilico, colora ad acquerello e interviene poi con qualche ritocco digitale.

Doppia pagina divisa in quattro vignette: la montagna di cibo dei Piccoletti diventa sempre più alta, finché uno di loro si allunga verso l'uccellino rosso che tiene nel becco un mirtillo.
«Noi... ci... prendiamo... tutto...»: vignette in sequenza come in uno storyboard, e la lotta per il mirtillo dell'uccellino rosso.

Vera Brosgol è nata a Mosca nel 1984 e si è trasferita negli Stati Uniti da bambina. Ha studiato animazione allo Sheridan College, in Canada, e ha lavorato agli storyboard per lo studio Laika, contribuendo a film come Coraline, ParaNorman, Boxtrolls e Kubo e la spada magica. È stata inoltre Head of Story per Pinocchio di Guillermo del Toro, film vincitore di un premio Oscar. Con il fumetto Anya e il suo fantasma, pubblicato in Italia da Bao, ha vinto un premio Eisner e un premio Harvey nel 2012, mentre il suo albo illustrato Leave Me Alone! ha ricevuto un Caldecott Honor nel 2017. Questa esperienza si riflette nella costruzione delle sue storie: Brosgol sa gestire i tempi comici, le espressioni, il movimento e le svolte narrative con una precisione che ricorda quella dell'animazione. Nei suoi libri, inoltre, l'umorismo non è mai soltanto un ornamento, ma uno strumento per raccontare personaggi imperfetti e situazioni nelle quali è facile riconoscersi.

Doppia pagina con i Piccoletti caduti nel laghetto: l'orso, la volpe, un gufo e una tartaruga li raccolgono uno a uno e li tirano fuori dall'acqua.
«È vero, siamo tanti.» Ma a ripescarli sono proprio gli animali che avevano maltrattato.

Fate largo ai Piccoletti! è un albo divertente che, attraverso personaggi buffi e una storia piena di movimento, riesce a parlare di temi importanti senza trasformarli in una lezione. Ci ricorda che stare insieme non significa soltanto essere più forti, ma anche imparare a riconoscere gli altri, rispettarne i bisogni e accettare che non tutto ci appartiene. E forse la parte più bella della storia è proprio questa: i Piccoletti scoprono il valore della gentilezza non quando qualcuno li costringe a cambiare, ma quando ricevono un aiuto che non si aspettavano e che non hanno fatto nulla per meritare. Un finale che lascia una domanda da portare anche fuori dalle pagine del libro: non conta soltanto ciò che riusciamo a fare insieme, ma anche che cosa scegliamo di fare della nostra forza.

Cinzia Ferrero ·

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