Pinocchio di Collodi: storia vera e quale edizione scegliere

Nel 2026 ricorrono i duecento anni dalla nascita di Carlo Lorenzini, lo scrittore fiorentino che firmò con il nome di Carlo Collodi. Il libro che lo ha reso famoso, Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, continua a essere uno dei testi italiani più tradotti: la mappatura della Fondazione Nazionale Carlo Collodi censisce 669 traduzioni in 192 lingue e dialetti.
È un buon momento, quindi, per tornare al libro prima ancora che al mito: raccontare come nacque sul Giornale per i bambini, perché Collodi lo interruppe proprio quando Pinocchio sembrava morto, come il burattino cambiò volto grazie a generazioni di illustratori e quale libro (o anche albo) scegliere nell'immenso panorama editoriale dietro al nome "Pinocchio".
Chi era Carlo Lorenzini
Carlo Lorenzini nacque a Firenze il 24 novembre 1826, in via Taddea. Suo padre, Domenico Lorenzini, era cuoco al servizio dei marchesi Ginori; sua madre, Angiolina Orzali, era nata a Veneri, frazione di Pescia, e lavorava come cameriera presso la famiglia Ginori. La famiglia materna era legata ai Garzoni Venturi, proprietari del celebre giardino di Collodi.
Da bambino trascorse parte dell'infanzia a Collodi. Studiò nel seminario di Colle di Val d'Elsa e poi alle Scuole Pie degli Scolopi a Firenze. Nel 1848 partecipò come volontario alla campagna di Curtatone e Montanara; nel 1859 prese parte alla seconda guerra d'indipendenza nell'esercito piemontese.
La sua prima vita professionale non ha molto a che fare con la letteratura per bambini. Lorenzini fu soprattutto giornalista, pubblicista e scrittore satirico. Nel 1848 fondò Il Lampione, giornale umoristico e politico che fu sospeso dalla censura granducale e tornò a uscire nel 1860. Collaborò con La Nazione, Il Fanfulla e altri periodici e diresse Lo Scaramuccia, dedicato soprattutto al teatro. La sua produzione comprendeva articoli politici, racconti, commedie, scritti di costume e critica teatrale.
Fu anche impiegato pubblico: dal 1860 lavorò nella commissione di censura teatrale e poi alla Prefettura di Firenze.
Lo pseudonimo Collodi compare già nel 1856, sul giornale fiorentino La Lente. Era dunque un nome d'autore molti anni prima che nascesse Pinocchio.
Lorenzini morì a Firenze il 26 ottobre 1890. È sepolto nella tomba di famiglia al cimitero monumentale delle Porte Sante, presso San Miniato al Monte.
Prima di Pinocchio, Collodi cosa scriveva
Il rapporto di Collodi con la letteratura per l'infanzia comincia prima del burattino. Nel 1875 Collodi ricevette da Felice Paggi l'incarico di tradurre dal francese le fiabe di Charles Perrault e di altre autrici francesi. I racconti delle fate fu pubblicato fra il 1875 e il 1876 e comprende nove fiabe di Perrault, quattro di Madame d'Aulnoy e due di Madame Leprince de Beaumont. L'opera fu illustrata con sei tavole xilografiche di Enrico Mazzanti, che alcuni anni dopo avrebbe realizzato immagini per lo stesso Pinocchio.
Nel 1877 uscì Giannettino, seguito da Minuzzolo nel 1878 e poi da una lunga serie di libri scolastici (usciti anche successivamente a Pinocchio): Il viaggio per l'Italia di Giannettino, La grammatica di Giannettino, L'abbaco di Giannettino, La geografia di Giannettino e altri.
Quando Collodi comincia a scrivere Pinocchio, dunque, ha già alle spalle due esperienze decisive: conosce bene la tradizione della fiaba europea e ha imparato a scrivere per la nuova scuola dell'Italia unita.
Pinocchio doveva davvero finire al capitolo XV
La storia editoriale di Pinocchio è iniziata nel 1880, senza che l'autore avesse molto entusiasmo di lavorarci. Infatti, la prima puntata giunse al giornale con questo biglietto: «Ti mando questa bambinata, fanne quel che ti pare; ma se la stampi, pagamela bene per farmi venir la voglia di seguitarla».
Ecco le date essenziali delle pubblicazioni:
- 7 luglio 1881 - sul primo numero del Giornale per i bambini esce la prima puntata di La storia di un burattino.
- 27 ottobre 1881 - il capitolo XV si conclude con Pinocchio impiccato alla Quercia grande. È indicato come fine della storia.
- 10 novembre 1881 - il giornale annuncia che Pinocchio è ancora vivo e che la storia continuerà.
- 16 febbraio 1882 - la pubblicazione riprende con il titolo Le avventure di Pinocchio.
- 25 gennaio 1883 - esce l'ultima puntata.
- febbraio 1883 - Felice Paggi pubblica il racconto in unico volume, con 36 capitoli e 62 illustrazioni di Enrico Mazzanti.
Secondo Collodi, la storia del burattino era davvero finita con Pinocchio alla Quercia grande (27 ottobre). Tuttavia, il 10 novembre, nella rubrica La posta dei bambini, viene fatto questo annuncio:
Una buona notizia. Il signor C. Collodi mi scrive che il suo amico Pinocchio è sempre vivo, e che sul suo conto potrà raccontarvene ancora delle belline. Era naturale: un burattino, un coso di legno come Pinocchio ha le ossa dure, e non è tanto facile mandarlo all'altro mondo. Dunque i nostri lettori sono avvisati: presto presto cominceremo con la seconda parte della Storia d'un burattino intitolata Le avventure di Pinocchio.
Secondo le ricostruzioni, Collodi si decise a proseguire «dopo molti dinieghi» e fu Guido Biagi ad insistere per ottenere un seguito della storia.
Perciò la leggenda che furono i bambini a costringere Collodi a continuare Pinocchio non è confermata: fu piuttosto un tira e molla fra l'autore e il suo redattore. In una lettera a Collodi del 5 luglio 1881, Biagi scriveva già:
Io mi raccomando a te per il seguito. Di cui abbiamo un bisogno orribile perché i ragazzi non si possono lasciare a denti secchi. A quando questo burattino dunque?
Nel dicembre 1882 Collodi stipulò con Paggi un contratto per la pubblicazione in volume della versione definitiva, per una tiratura iniziale di 3.000 copie e un compenso di 500 lire. La prima edizione costava 2,50 lire, aveva un piccolo formato di circa 19 × 12,5 centimetri e una copertina verde. Il volume uscì a Firenze nel febbraio del 1883.
Un libro nato nell'Italia dei dialetti
Pinocchio nasce in un momento particolare della storia linguistica italiana. Secondo la celebre stima di Tullio De Mauro, all'epoca dell'Unità soltanto il 2,5% della popolazione era in grado di usare l'italiano in modo autonomo al di fuori del dialetto. Arrigo Castellani, adottando criteri più ampi, portò la stima a circa il 10%. Anche considerando la stima generosa, nove italiani su dieci parlavano soltanto dialetto. Inoltre, l'analfabetismo era altissimo. Al momento dell'Unità non sapeva né leggere né scrivere il 75-80% degli adulti.
La scuola italiana stava però cambiando rapidamente. La legge Coppino del 15 luglio 1877 rese effettivamente obbligatoria l'istruzione elementare inferiore e introdusse sanzioni per gli inadempienti. Il 1877 è anche l'anno della prima edizione di Giannettino. Collodi era quindi già pienamente inserito nel nuovo mondo dei libri scolastici quando cominciò a scrivere Pinocchio.
Ed è qui che la lingua di Collodi diventa interessante. Pinocchio non è scritto come un manuale scolastico. È costruito su dialoghi, ritmo, esclamazioni, modi di dire e una lingua fortemente legata al parlato toscano. Per molti lettori offriva quindi un italiano narrativo molto diverso dalla lingua formale dei libri di scuola.
L'alfabetizzazione proseguì nei decenni successivi: nel censimento del 1911 la quota di analfabeti era scesa a circa il 40%, pur con fortissime differenze territoriali.
Pinocchio non "fece l'italiano" da solo. Ma nacque dentro una delle grandi trasformazioni linguistiche e scolastiche dell'Italia postunitaria, e il suo successo fu favorito anche dal fatto che la sua lingua poteva essere ascoltata e letta con relativa naturalezza.
Com'è davvero il Pinocchio di Collodi
Chi conosce Pinocchio soprattutto attraverso Disney scopre, leggendo Collodi, un libro molto più irregolare, comico e anche più duro.
Ci sono fame, paura, morte, violenza, inganni e punizioni. Pinocchio viene impiccato, rischia di essere bruciato, viene trasformato in asino e venduto a un circo. Pinocchio non è un bambino ammirevole: sbaglia in continuazione e paga. Nel capitolo IV Pinocchio uccide il Grillo-parlante colpendolo con un martello di legno.
Tuttavia il libro non è "crudele": il narratore mostra continuamente simpatia per il burattino, che combina guai ma non smette mai di cercare una via d'uscita. «Povero Pinocchio» torna decine di volte nel testo.
Nel libro i personaggi muoiono, ritornano, si trasformano. La Fata Turchina compare dapprima come una bambina dai capelli turchini, in una delle sequenze più inquietanti del romanzo, e la sua storia attraversa più trasformazioni.
Pinocchio non nasce dal nulla. Collodi conosceva Perrault e le altre fiabe francesi anche perché le aveva tradotte. Nel romanzo entrano inoltre motivi e strutture riconducibili a una tradizione molto più ampia: miti classici, fiabe, racconti popolari e modelli letterari.
Un utile studio per seguire queste stratificazioni è Veronica Bonanni, La fabbrica di Pinocchio (Donzelli, 2020), che ricostruisce il metodo compositivo di Collodi mettendo in relazione il testo con Perrault, d'Aulnoy, Ovidio, Apuleio, Basile e altri materiali.
Il fatto interessante è che Pinocchio non è una fiaba "pura": è un libro che riusa, abbassa, mescola e trasforma una grande quantità di materiali precedenti attraverso la lingua umoristica e giornalistica di Collodi.
La prosecuzione oltre il capitolo XV cambia anche la natura del racconto. La prima parte ha la compattezza quasi brutale di una storia che può finire con la morte del protagonista; la seconda allarga il mondo, introduce nuove prove e porta Pinocchio verso la trasformazione finale.
Gli illustratori che hanno fatto Pinocchio
Pinocchio è anche una storia dell'illustrazione italiana. Dopo Fleres e Mazzanti, ogni generazione ha prodotto un burattino diverso.
1882 - Ugo Fleres
Le prime puntate del 1881 non ebbero ancora un'illustrazione specificamente realizzata per la storia. La prima raffigurazione riconoscibile di Pinocchio compare con la ripresa della storia il 16 febbraio 1882 sul Giornale per i bambini. Il disegno è generalmente attribuito a Ugo Fleres.
Sebbene Mazzanti venga considerato il primo illustratore di Pinocchio, è più corretto dire che Fleres è il primo illustratore del Pinocchio del giornale, mentre Enrico Mazzanti è l'illustratore della prima edizione in volume del 1883.
1883 - Enrico Mazzanti
È l'autore delle 62 vignette della prima edizione in volume. Il suo Pinocchio è agile, nervoso, quasi caricaturale, e il suo frontespizio è diventato una delle immagini fondamentali nella storia iconografica del libro. Le illustrazioni di Mazzanti sono le uniche dell'edizione in volume uscite mentre Collodi era ancora vivo.
1901 - Carlo Chiostri
Per Bemporad, Carlo Chiostri realizza una nuova interpretazione in bianco e nero, con disegni a penna e acquerello poi tradotti in xilografia da Adolfo Bongini. È un Pinocchio più scuro e teatrale, profondamente diverso da quello di Mazzanti.
1911 - Attilio Mussino
Con Attilio Mussino arriva una delle interpretazioni più popolari del Novecento. L'edizione Bemporad viene pubblicata inizialmente in 50 dispense settimanali di grande formato, dal 2 ottobre 1910 al 7 settembre 1911, e combina tavole a colori e disegni in bianco e nero. La nuova edizione valse a Bemporad la medaglia d'oro all'Esposizione internazionale dell'industria e del lavoro di Torino del 1911.
1924 - Luigi e Maria Augusta Cavalieri
L'edizione Salani del 1924 è firmata da Luigi Cavalieri insieme alla figlia Maria Augusta, che aveva ventiquattro anni ed esordì proprio con quel libro: una delle prime donne a mettere il proprio nome su un'edizione illustrata di Pinocchio.
1960-1980 - Jacovitti e Topor
Nel secondo Novecento il burattino cambia ancora. Benito Jacovitti, nel 1964, ne offre una lettura grottesca e visionaria; Roland Topor, nel 1972, lo porta verso un immaginario più adulto e perturbante.
1983 - Sigfrido Bartolini
Per il centenario del libro, Sigfrido Bartolini realizza una monumentale interpretazione xilografica: oltre 300 xilografie, molte a più colori, frutto di dodici anni di lavoro. L'edizione del centenario è pubblicata dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi. Nel 1992 il Pinocchio di Bartolini fu esposto al Museum of Modern Art (MoMA) di New York, nella mostra dedicata ai libri d'artista italiani del Novecento.
Oggi - Roberto Innocenti e Lorenzo Mattotti
Fra le interpretazioni contemporanee spiccano Roberto Innocenti, che ricostruisce con grande precisione la Toscana ottocentesca, e Lorenzo Mattotti, che porta il racconto verso un'atmosfera più scura e visionaria.
Come scegliere un'edizione di Pinocchio
La prima domanda non è "qual è la più bella?", ma "che cosa voglio leggere?".
Integrale o ridotto?
Il testo completo ha 36 capitoli, dal celebre «Come andò che maestro Ciliegia trovò un pezzo di legno» fino alla trasformazione finale di Pinocchio in ragazzo.
Per verificare rapidamente un'edizione:
- controllate il sommario: il testo integrale deve arrivare al capitolo XXXVI;
- cercate in frontespizio e colophon parole come "adattamento", "riduzione", "riscrittura", "raccontato da";
- non usate il numero di pagine come unico criterio: formato, corpo del carattere e apparato illustrativo possono cambiare moltissimo;
- se l'editore dichiara esplicitamente "testo integrale", controllate comunque che non si tratti di una riscrittura modernizzata.
Un riferimento bibliografico importante è l'edizione critica del 1983, edita dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi e curata da Ornella Castellani Pollidori in occasione del centenario. Se questa edizione viene riportata come fonte testuale nel colophon, allora è quasi certo che avete in mano una versione integrale del libro. Ad esempio ci può essere scritto: « Testo tratto dall'Edizione Critica edita dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi in occasione del Centenario di Pinocchio (1983), a cura di Ornella Castellani Pollidori con il patrocinio dell'Accademia della Crusca.»
Quale edizione scegliere per un bambino?
In lettura autonoma, il testo integrale è generalmente più adatto dalla seconda metà della scuola primaria, quando il bambino riesce a seguire una sintassi ottocentesca e un lessico non sempre immediato. Letto ad alta voce, invece, può funzionare molto prima, perché il ritmo dei dialoghi e la struttura a episodi sono ottimi per la lettura condivisa.
Non serve censurare gli episodi più duri. Serve piuttosto sapere che ci sono: l'impiccagione alla Quercia grande, la trasformazione in asino, la vendita al circo, la morte apparente della Fata e la morte di Lucignolo possono essere occasioni per fermarsi e parlarne.
Se volete introdurre Pinocchio prima dei 6 anni, la strada migliore non è un riassunto del romanzo ma un albo illustrato: c'è chi racconta la storia per intero con poche parole e chi ne prende solo ispirazione. È meglio scegliere un libro illustrato che dichiari apertamente di essere una rilettura, e poi arrivare all'originale quando l'età lo permette. Trovate qualche titolo di albo illustrato qui sotto.
Per chi vuole leggere il testo integrale
La scelta dipende da quanto vi interessano le illustrazioni piuttosto che le introduzioni critiche o le note.
Se volete le illustrazioni di Enrico Mazzanti, potete riferirvi all'edizione Mondadori. La cura è di Daniela Marcheschi, che ha firmato il Meridiano delle opere di Collodi ed è presidente dell'Edizione Nazionale, con sette note di Fruttero e Lucentini.
Se volete le tavole di Attilio Mussino, allora scegliete l'edizione Giunti.
L'edizione Einaudi ha apparati critici e testi di accompagnamento, e alcune tavole di Lorenzo Mattotti. Attenzione che se volete tutte le tavole di Mattotti, allora dovete cercare l'edizione Bompiani del 2019, che purtroppo è fuori stampa e quindi va cercata nell'usato.
Il Pinocchio di Roberto Innocenti è una scelta da regalo: la sua forza sta nella ricostruzione minuziosa dell'ambiente toscano e della vita quotidiana.
In alternativa, se cercate illustrazioni più contemporanee, potete scegliere l'edizione Rizzoli con tavole di Iacopo Bruno. Dove Innocenti ricostruisce la Toscana vera casa per casa, Bruno appiattisce la prospettiva e fa sembrare ogni tavola un pop-up steso sulla pagina.
L'edizione di MinaLima (lo studio che ha disegnato la grafica dei film di Harry Potter) per L'Ippocampo è pensata come un oggetto da esplorare, con elementi cartotecnici e pagine interattive. Ha uno stile visivo molto teatrale e non necessariamente legato alla cultura italiana.
Se volete un'edizione più da collezione che da lettura, allora la ristampa anastatica dell'edizione Paggi, edita da Giunti, può fare al caso vostro. Questo libro è riprodotto per immagine: ogni pagina è fotografata dall'originale e ristampata tale e quale, con il carattere dell'epoca, la spaziatura e le vignette al loro posto. Il libro esattamente com'era nel febbraio 1883, con le sessantadue tavole di Mazzanti e la rilegatura dell'epoca.
Se volete l'integrale in versione audiolibro, allora potete scegliere l'edizione di Locomoctavia letta da Daniele Fior.
Per chi cerca un albo illustrato
Se cercate la storia intera raccontata ai più piccoli, c'è Pinocchio. C'era una volta un pezzo di legno... di Attilio Cassinelli (Lapis). Cassinelli è uno dei grandi dell'illustrazione italiana, e qui il segno essenziale e le colorazioni a matita rendono la storia coinvolgente e più leggera.
In Pinocchio con gli stivali di Luigi Malerba, illustrato da Giulia Orecchia (Mondadori), il burattino non vuole diventare buono e allora combina un bel guaio: esce dalla propria storia e si infila in quella del Gatto con gli stivali, e poi in altre.
E se Pinocchio fosse saggio come il Grillo Parlante? E se fosse astuto come la Volpe? In Pinocchio. Il libro delle piccole verità di Alexandre Rampazo (Gallucci), il burattino si immagina nei panni degli altri personaggi della storia. L'albo sviluppa quindi i temi del confronto, dei sogni e di chi Pinocchio potrebbe essere se non fosse soltanto un burattino di legno.
Bella bambina dai capelli turchini di Adolfo Córdova, illustrato da David Álvarez (Logos), sposta lo sguardo su un altro personaggio: chi era, e come ha incontrato Pinocchio? Córdova le inventa un passato. È una fata con il compito di proteggere gli indifesi e i bambini abbandonati.
Uscito nel marzo 2026 per il bicentenario, Pinocchio. Il burattino che voleva diventare un bambino vero, illustrato da Sven Völker (RAUM Italic), non è una riscrittura ma un taglio del romanzo. Völker sceglie che cosa tenere: sparisce maestro Ciliegia, Pinocchio nasce direttamente dalle mani di Geppetto, e Lucignolo, il Gatto e la Volpe si riducono. Le parole però restano quelle di Collodi, senza commenti né aggiunte. È un modo di portare le parole di Collodi direttamente ai più piccoli.
Questo albo ci porta in un viaggio di sogni e rime insieme ai personaggi del mondo collodiano. Pinocchio. Filastrocche a colori di Vittorio Sessa Vitali, illustrate da Alessandro Sanna (24 Ore Cultura) farà emozionare grandi e piccini.
Sempre di Sanna, e con lo stesso spirito, è Pinocchio prima di Pinocchio (Orecchio Acerbo): un libro senza parole che racconta il ramo e l'albero prima che diventino burattino.
Pinocchio sullo schermo
1940 - Pinocchio, Walt Disney. È la versione che ha sostituito il libro nell'immaginario mondiale. Il film Disney trasforma profondamente il libro: il burattino ingrato diventa un bambino innocente, il Grillo che nel libro viene ucciso diventa la sua coscienza, e le scene più dure vengono addolcite o tagliate. Due Oscar, fra cui quello per la canzone When You Wish Upon a Star. Si vede su Disney+.
1972 - Un burattino di nome Pinocchio, Giuliano Cenci. Alla lavorazione furono consultati Mario e Antonio Lorenzini, pronipoti di Collodi. Per alcuni movimenti fu utilizzata la tecnica del rotoscopio.
1972 - Le avventure di Pinocchio, Luigi Comencini. Sceneggiato Rai in cinque puntate che è uno dei Pinocchio più importanti nella memoria italiana. Andrea Balestri interpreta Pinocchio, Nino Manfredi Geppetto e Gina Lollobrigida la Fata Turchina; Gatto e Volpe sono Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Comencini sposta l'accento sulla miseria contadina e si prende alcune libertà di scrittura. Si vede gratis su RaiPlay.
2012 - Pinocchio, Enzo D'Alò. Dopo La freccia azzurra (1996), La gabbianella e il gatto (1998) e Momo (2001), D'Alò torna a portare al cinema un classico per ragazzi. Il film è disegnato da Lorenzo Mattotti. Le musiche sono di Lucio Dalla, che doppia anche il Pescatore verde. Presentato a Venezia nel 2012, Nastro d'argento 2013 per la miglior canzone a Dalla e Marco Alemanno, candidato agli European Film Awards e ad Annecy. Si vede gratis su RaiPlay.
2019 - Pinocchio, Matteo Garrone. Quasi senza effetti digitali, torna a una dimensione più vicina alla materialità del libro, con costumi, trucco e scenografie fortemente artigianali. Due candidature agli Oscar, per i costumi di Massimo Cantini Parrini e per il trucco. Si vede gratis su RaiPlay.
2022 - Pinocchio, Guillermo del Toro. Film in stop-motion che fa una rilettura radicale del libro. Ambientato nell'Italia fascista, cambia anche il significato morale della storia: l'obbedienza non è più automaticamente un valore e la disobbedienza può diventare una forma di crescita. Oscar per il miglior film d'animazione. Si vede su Netflix.
Pinocchio in musica
Nel 1977 Edoardo Bennato pubblicò Burattino senza fili, un concept album ispirato a Pinocchio. Non è il romanzo adattato in canzoni: è una rilettura musicale autonoma, in cui i personaggi diventano figure della società contemporanea. Bennato ribalta la morale della favola: Mangiafuoco è il despota, la Fata è la situazione femminile, il Grillo Parlante è la saccenteria e il Gatto e la Volpe sono l'industria discografica che promette il successo ai ragazzi.
Un altro progetto interessante fu Pinocchio - Il grande musical, prodotto dalla Compagnia della Rancia con la regia di Saverio Marconi e le musiche dei Pooh. Potete ancora ascoltare l'album con le canzoni, che raccontano la storia di Pinocchio.
I luoghi di Pinocchio
Collodi, frazione di Pescia, è il paese da cui Lorenzini prese il suo pseudonimo e il luogo legato alla famiglia materna. Qui si trovano il Parco di Pinocchio e lo Storico Giardino Garzoni.
Il Parco di Pinocchio non è un normale parco divertimenti. Nato negli anni Cinquanta, è un percorso che unisce sculture, architettura, mosaici, vegetazione e arte contemporanea. Nel 1956 furono inaugurate le prime realizzazioni; nel 1963 arrivò l'Osteria del Gambero Rosso progettata da Giovanni Michelucci, mentre nel 1972 fu realizzato il Paese dei Balocchi con il contributo di Marco Zanuso, Pietro Porcinai e Pietro Consagra. È uno dei casi più curiosi in Italia in cui un luogo per bambini è stato affidato a protagonisti dell'arte, dell'architettura e del design del Novecento. Accanto si trova lo Storico Giardino Garzoni, uno dei grandi giardini storici italiani.
A Firenze restano i luoghi della vita di Lorenzini, fra cui la zona di via Taddea dove nacque e il Palazzo Ginori, legato alla sua vita professionale. La tappa più significativa è il cimitero delle Porte Sante, dove si trova la tomba di famiglia.
In Piemonte, a Vernante, visse gli ultimi anni della sua vita Attilio Mussino, l'illustratore del celebre Pinocchio del 1911. Il paese gli ha dedicato il Museo Attilio Mussino e un percorso di murales ispirati alle sue immagini. È una meta particolarmente interessante per chi vuole seguire non solo la storia dello scrittore, ma anche quella dell'illustratore che ha contribuito a fissare nell'immaginario italiano il volto di Pinocchio.
Perché Pinocchio continua a funzionare
Forse la ragione più semplice è anche la più importante: Pinocchio sbaglia continuamente. Promette e non mantiene. Si lascia ingannare. Cerca scorciatoie. Scappa quando dovrebbe restare. Cambia idea. Eppure il libro non lo considera mai definitivamente perduto. Il romanzo parla della fatica di diventare grandi senza trasformare la crescita in una predica. Pinocchio non è un bambino modello che deve soltanto imparare le regole: è un personaggio che deve imparare a riconoscere le conseguenze delle proprie azioni.
E poi c'è la lingua. Diciamo ancora oggi «Non dire le bugie che ti si allunga il naso», «Paese dei Balocchi» per un luogo dove tutto sembra facile e divertente, «I soldi non crescono sugli alberi» per il campo dei miracoli, «Grillo parlante» per chi dispensa consigli che nessuno ascolta e «Lucignolo» per chi trascina sulla cattiva strada. È il segno che Pinocchio è entrato nell'italiano comune.
E la sua influenza non si è fermata all'Italia. Astro Boy di Osamu Tezuka è un "Pinocchio al contrario" del ventunesimo secolo: la storia di un essere artificiale che cerca di diventare più umano. In A.I. - Intelligenza artificiale di Steven Spielberg, David ascolta la storia di Pinocchio e parte alla ricerca della Fata Turchina perché lo trasformi in un bambino vero.
Il libro è così ricco di personaggi, situazioni, immaginazione, trasformazioni ed emozioni, che duecento anni dopo dalla nascita del suo autore, continua ancora ad essere letto, studiato, reinterpretato e sognato.
Il bicentenario di Carlo Collodi
Il 2026 è il bicentenario della nascita di Carlo Lorenzini.
Il Ministero della Cultura ha istituito con un decreto il Comitato nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Carlo Collodi. Lo presiede Giordano Bruno Guerri, che è anche presidente della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, e la durata ufficiale del Comitato è 2026-2029.
Il programma delle celebrazioni comprende iniziative culturali, mostre, attività didattiche e progetti dedicati alla fortuna internazionale di Collodi e di Pinocchio.
Il bicentenario, quindi, non è soltanto un anniversario di nascita. È un'occasione per tornare alle fonti: al giornale del 1881, al libro del 1883, alle illustrazioni che hanno costruito l'immagine del burattino e alle molte riscritture che lo hanno portato fino al cinema, alla musica e alla cultura contemporanea.
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La riproduzione della prima puntata sul «Giornale per i bambini» (1881) è di Indire, CC BY 2.5, via Wikimedia Commons.
Le altre immagini storiche sono di pubblico dominio, via Wikimedia Commons.
Le immagini dei film presenti in questo articolo provengono da The Movie Database (TMDB).
Questo articolo utilizza l'API TMDB ma non è approvato o certificato da TMDB.














