San Francesco raccontato ai bambini: la vita, il Cantico e il primo presepe

Nel 2026 ricorrono ottocento anni dalla morte di Francesco d'Assisi, morto la sera del 3 ottobre 1226. È un anniversario grande: c'è un Comitato nazionale istituito con decreto della Presidenza del Consiglio, un Anno giubilare che va dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027, e dal 2026 il 4 ottobre è tornato a essere festa nazionale, come non accadeva dal 1977.
È l'occasione buona per raccontarlo ai bambini. Ma per raccontarlo bene bisogna togliere un po' di zucchero: Francesco non è nato santo, non parlava davvero con gli uccelli in italiano, e il presepe che inventò lui non aveva nemmeno le statuine.
Chi era Francesco
Nasce ad Assisi tra la fine del 1181 e il 1182: la data esatta non la sappiamo. Il padre, Pietro di Bernardone, è un ricco mercante di stoffe; la madre si chiama Pica. Al battesimo gli danno il nome Giovanni, ma il padre è in Francia per affari e al ritorno decide di chiamarlo Francesco.
È un ragazzo ricco, vestito bene, allegro, al centro delle feste dei giovani di Assisi. E ha un sogno preciso: diventare cavaliere.
Nel 1202 Assisi va in guerra contro Perugia. Alla battaglia di Collestrada Francesco viene catturato e passa circa un anno in prigione a Perugia. Ne esce malato, e la malattia è lunga. Riprova con le armi qualche anno dopo, ma si ferma per strada e torna indietro.
La conversione
Poi, verso il 1205, la scena che cambia tutto. Nella chiesetta diroccata di San Damiano, fuori dalle mura, Francesco sente il crocifisso dirgli: «Va', ripara la mia casa». Lui la prende alla lettera, e comincia a rimettere in piedi il muro. Per pagare i materiali vende della stoffa presa dal magazzino del padre. Dal punto di vista di Pietro di Bernardone, ruba.
Il padre lo trascina davanti al vescovo perché restituisca il maltolto. E qui, nel 1206, davanti a mezza città, si toglie tutti i vestiti, li mette in mano al padre e resta nudo in piazza. Se devo restituire tutto, allora restituisco anche questi, che sono tuoi. Il vescovo lo copre col suo mantello. Da quel momento Francesco non ha più niente, e non avrà più niente per il resto della vita.
Gli anni dopo
Intorno al 1209-1210 va a Roma con i primi compagni e ottiene da papa Innocenzo III un'approvazione a voce per il suo modo di vivere.
Fra il 1211 e il 1212, una ragazza di diciotto anni di famiglia nobile, Chiara, scappa di casa di notte per raggiungerlo. Fonderà il suo ordine e resterà a San Damiano per quarant'anni.
Nel 1219, in piena crociata, Francesco parte da Ancona e arriva in Egitto. A Damietta, fra il 29 agosto e il 26 settembre, attraversa le linee e incontra il sultano al-Malik al-Kamil, nipote del Saladino. Vanno a parlarsi mentre i due eserciti si stanno ammazzando, e il sultano lo accoglie con rispetto. Gli offre dei doni preziosi, Francesco li rifiuta, e lui lo lascia ripartire sano e salvo. È uno degli episodi più sorprendenti del Medioevo, e quasi nessuno lo racconta ai bambini.
Il 14 settembre 1224, sul monte della Verna, riceve le stigmate. All'inizio del 1225, ormai quasi cieco, scrive il Cantico. Muore il 3 ottobre 1226 alla Porziuncola, ad Assisi, a circa quarantaquattro anni. Papa Gregorio IX lo proclama santo il 16 luglio 1228, meno di due anni dopo.
Il Cantico delle Creature
Lo compone all'inizio del 1225 a San Damiano, malato e quasi cieco, in una capanna dove, raccontano, non riusciva a sopportare la luce. E scrive una lode al sole.
È il più antico testo poetico della letteratura italiana di cui conosciamo l'autore, e non è in latino ma in volgare umbro, la lingua che parlava la gente.
E chiama fratelli e sorelle gli elementi naturali, cosa che prima di lui non aveva fatto nessuno. Frate sole, sorella luna e le stelle, frate vento, sorella acqua, frate fuoco, e sorella nostra madre terra. Le ultime strofe le aggiunge poco prima di morire, quando arriva a chiamare sorella anche la morte.
Nel 1979, con la bolla Inter sanctos, Giovanni Paolo II lo ha proclamato patrono dell'ecologia, e la ragione sta tutta in quelle righe, scritte sette secoli e mezzo prima.
Il presepe di Greccio: cosa c'era davvero
Il primo presepe della storia lo allestisce Francesco a Greccio, in provincia di Rieti, la notte di Natale del 1223.
Ma non era quello che immaginiamo. Non c'erano statuine, e non c'erano né Maria né Giuseppe né il bambino. C'erano una mangiatoia vera, del fieno, un bue e un asino, animali in carne e ossa, e sopra quella mangiatoia venne celebrata la messa.
L'idea era far vedere alla gente che non sapeva leggere in che condizioni era nato Gesù: non in un palazzo, ma in una stalla, al freddo, fra gli animali.
Le figure scolpite, i pastori di terracotta, il muschio e le lucine arrivano molto dopo. Il presepe che abbiamo in casa discende da lì.
Gli animali: che cosa è storia e che cosa è leggenda
La predica agli uccelli: Francesco si ferma in un campo verso Bevagna e parla agli uccelli mentre loro stanno ad ascoltare. Compare già nelle fonti più antiche, scritte a pochi anni dalla sua morte, quando erano ancora vivi quelli che c'erano.
Il lupo di Gubbio: un lupo feroce terrorizza la città e Francesco fa la pace stringendogli la zampa, è una storia bellissima. Ma compare nei Fioretti, un libro scritto più di cent'anni dopo la sua morte: è una leggenda, nata molto tempo dopo i fatti.
I libri per bambini
Due albi di Chiara Frugoni
Se dovessi sceglierne solo due, sceglierei questi, e per un motivo preciso: Chiara Frugoni (1940-2022) era la maggiore studiosa italiana di Francesco d'Assisi. Ha vinto il Premio Viareggio nel 1994 con Francesco e l'invenzione delle stimmate, ha scritto per Einaudi la sua biografia con l'introduzione di Jacques Le Goff, e studiava insieme i testi e le immagini. Nel 2011 scoprì un profilo di diavolo nascosto tra le nuvole di un affresco di Giotto ad Assisi, che nessuno aveva notato in settecento anni.
Quando una studiosa di quel livello scrive per i bambini, il risultato è una meraviglia.
Il sottotitolo del primo albo è già una posizione: un'altra storia. Quella dei Fioretti l'abbiamo raccontata sopra, ed è la versione che tutti conosciamo. Qui il lupo di Gubbio è vecchio, ha perso il posto di capobranco e si avvicina ai villaggi perché da solo non riesce più a cacciare. La gente ha paura e chiede aiuto a Francesco, che promette di andare a parlargli.
Quando cala il buio e si sente l'ululato, i frati scappano e Francesco resta solo. Ha paura anche lui, ma cammina lo stesso, a piedi nudi nella neve, perché l'ha promesso. Poi il freddo lo sfinisce e si accascia.
Il lupo lo raggiunge per sbranarlo, come rivincita su una specie che da sempre lo caccia. Ma si avvicina, annusa, e scopre che quell'uomo è buono. Allora gli si sdraia accanto per scaldarlo.
In tutto il libro Francesco non dice una parola. Gli acquerelli di Felice Feltracco fanno il resto: il lupo di fronte, enorme, che guarda dritto negli occhi, e Francesco piccolo, quasi confuso nel marrone del bosco, sotto cieli d'inverno metallici.
Della stessa coppia, Frugoni e Feltracco, esiste anche San Francesco e la notte di Natale: è il viaggio verso Greccio della vigilia del 1223, con le lucciole d'inverno che fanno strada e la mangiatoia vuota dove aspettano solo il bue e l'asino. Se il capitolo sul presepe qui sopra vi ha incuriositi, è il libro che lo racconta.
Il secondo albo prende il Cantico e lo accompagna verso per verso. Frugoni lavora sull'italiano antico e lo rende leggibile senza spianarlo, e spiega da dove viene ogni cosa: è il più antico testo poetico italiano di cui sappiamo il nome dell'autore, e qui si capisce perché.
Serena Viola non illustra le parole una per una. C'è un bambino in controluce che tiene insieme il tono di tutto il libro, e una doppia pagina fatta solo di colori per il sole, il vento e l'acqua. Quello che resta è lo sguardo del Cantico: stupito e grato, e sorprendentemente giovane per un testo di ottocento anni fa.
Il Cantico, in altre versioni
Il Cantico da solo, in edizione illustrata, esiste in parecchie versioni. Sono tutte per lettori già grandicelli, dai sei anni in su.
Questa riscrittura del Cantico è firmata da Katherine Paterson, l'autrice di Un ponte per Terabithia, e le illustrazioni di Pamela Dalton sono fatte ritagliando la carta. Negli Stati Uniti il New York Times l'aveva messo fra i migliori libri illustrati per ragazzi.
In questo albo, le illustrazioni di Mauro Evangelista sono accompagnate dalle musiche di Angelo Branduardi, che a Francesco ha dedicato un disco intero, L'infinitamente piccolo, undici canzoni tratte dalle Fonti Francescane.
Il Cantico delle creature di TS Edizioni affianca al testo dieci racconti presi da culture diverse. I testi sono di Anna Peiretti e le illustrazioni del pittore uruguaiano Coco Cano. È stampato in alta leggibilità.
C'è infine l'edizione curata da Enzo Fortunato e Davide Rondoni per Ignazio Pappalardo Editore, che traduce il Cantico in dieci lingue con una storia per ognuna, illustrata da Martina Gianlorenzi. È la più adulta del gruppo: dagli otto anni.
La vita, per età diverse
Per i più piccoli, dai 5 anni, La storia di san Francesco di Erika Torre racconta la vita di Francesco, la fede e i gesti che ancora oggi sono in grado di ispirare grandi e piccini.
Dagli 8 anni, il più bello per chi vuole vedere il Duecento è Francesco d'Assisi di Piero Ventura e Gian Paolo Ceserani. Ventura è l'illustratore delle grandi serie sui viaggi e sulle civiltà del passato, da Marco Polo all'Egitto dei faraoni, e anche qui invece di un libro devoto disegna una ricostruzione storica: Assisi nel 1200, le strade, i vestiti, il mestiere del padre.
Francesco e Chiara insieme
È l'angolazione che manca quasi sempre, e Chiara la merita: a diciotto anni scappò di casa di notte per fare una scelta che alla sua epoca una ragazza non poteva fare.
Su questo il più bello che conosciamo è uno solo. Guido Visconti racconta le due vite in parallelo e Bimba Landmann le dipinge riprendendo la miniatura medievale, con l'oro e la tempera. Arka lo ristampa, quindi si trova ancora in libreria senza fatica. Dai sette anni.
I luoghi di San Francesco
Assisi — la Basilica con gli affreschi attribuiti a Giotto, la Porziuncola dove morì (oggi dentro la chiesa di Santa Maria degli Angeli) e San Damiano, dove fu scritto il Cantico.
Greccio (Rieti) — il santuario del primo presepe.
La Verna (Arezzo) — il monte delle stigmate, in mezzo a una foresta di faggi e abeti bellissima da camminare.
Gubbio (Perugia) — la città del lupo, dove una chiesetta segna il punto dell'incontro.
Francesco era viziato e sognava la guerra. Ha litigato furiosamente con suo padre, si è ammalato, ha cambiato idea.
Poi, quasi cieco, in una capanna dove non sopportava la luce, ha scritto una poesia in cui il sole e la luna sono suoi parenti.
È da lì che conviene partire. I libri qui sopra servono a quello.
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